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L’energia prodotta e non la potenza installata è misura delle realistiche prospettive di impiego delle fonti rinnovabili

PARTE SECONDA - Considerazioni sugli incentivi e sulle filiere tecnologiche sostenibili dal sistema industriale.

Il contributo che l’impiego delle fonti rinnovabili è suscettibile di fornire alla copertura dei fabbisogni energetici va espresso in termini di producibilità.

La sostenibilità di investimenti ad alta intensità di capitale può essere infatti correttamente valutata solo con il rapporto h tra energia ottenuta e potenza installata.

I dati statistici disponibili, denunciando in particolare per le fonti eolica e solare valori medi di h in Italia dell’ordine di 500-1.500 ore su un totale di 8760 annue, pongono un problema di verifica selettiva delle efficienze sul campo non più a lungo eludibile.

Schemi di incentivazione il cui aprioristico indirizzo è stato fino ad oggi sottratto a ogni verifica ex-post, hanno impedito non solo di selezionare le fonti intrinsecamente più promettenti, ma soprattutto di mettere a fuoco le filiere tecnologiche in cui fondi pubblici e privati possano essere investiti con prospettive di utilità.

Sulla base delle quantità di energia realmente ottenute nel contesto climatico italiano dalle filiere di conversione attualmente incentivate, il lavoro delinea scenari la cui analisi può consentire di individuare sia le applicazioni tuttora incapaci di innescare un circolo virtuoso, sia nuovi indirizzi di ricerca e sviluppo in termini di prestazioni delle apparecchiature e di ottimizzazione integrata dei dimensionamenti di sistema.

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