Un esempio di economia circolare applicata: il Depuratore di Nosedo
Paolo Chiastra - Ordine Ingegneri Milano
Le istituzioni invitano i cittadini ad impegnarsi nel mettere in pratica i principi e le pratiche dell'Economia Circolare nelle attività
quotidiane e, non di meno, obbligano i progettisti a tenerne conto nei più disparati ambiti industriali. Ma, molte volte, l'implementazione concreta viene disattesa per motivi diversi: in ambito domestico si ha spesso altro - di più assillante - a cui pensare o non si ha tempo o voglia mentre, invece, in ambito professionale, si possono incontrare ostacoli sia di natura tecnologica che economica.
Quindi non è tutto "rose e fiori" e di ciò se n'è scritto su questa Rivista nel numero di luglio-agosto del 2024, "Riflessioni sull'economia circolare".
Viceversa, nella depurazione delle acque reflue, attraverso metodologie intelligenti e investimenti mirati, si può ottenere il ricircolo praticamente totale della materia trattata con impatto zero sia per l'ambiente che in termini energetici. Nel seguito, viene descritto quale esempio l'impianto di Nosedo a servizio della Città di Milano.
L'IMPIANTO DI NOSEDO
Alla fine degli anni '90, Milano non disponeva ancora di un sistema di depurazione efficiente.
Le pressioni dell'allora Comunità Europea portarono alla nomina del sindaco Albertini quale Commissario Straordinario e all'avvio dei tre depuratori cittadini: Nosedo, San Rocco (Milano Sud) e Peschiera Borromeo. Il progetto complessivo, realizzato tra il 2001 e il 2004 con la formula "Build Operate & Transfer" - prima applicazione italiana nel settore idrico - garantì una capacità di trattamento per oltre 2 milioni di abitanti equivalenti (Tabella).
In particolare, l'impianto di Nosedo - gestito insieme a quello di San Rocco da MM S.p.A. - e prossimo all'Abbazia cistercense di Chiaravalle occupa una superficie di 16 ha immersa in un'area verde di complessivi 40 ha, comprendente anche il Parco della Vettabbia.
La capacità media di trattamento dell'impianto è pari a 5 m3/s in tempo asciutto e fino a 15 m3/s in tempo di pioggia. Il personale è costituito da 40 addetti, dei quali 20 tecnici operativi si alternano su turni a ciclo continuo, garantendo presidio e tempestività d'intervento per 365 giorni all'anno, 24 ore su 24.
Le acque nere, grigie e bianche, provenienti dalla fognatura cittadina centro orientale, sono processate in accordo allo schema a blocchi di Figura 1 nel PDF, con le tappe significative evidenziate in Figura 2 nel PDF.
Inizialmente, si effettuano le operazioni di pretrattamento suddivise in:
- grigliatura grossolana (30 mm) e grigliatura fine (3 mm);
- dissabbiatura per sedimentazione e disoleatura per flottazione.
Il tutto avviene in locali al chiuso dove l'aria captata all'interno, contenente molecole con potenziale impatto odorigeno, è inviata al trattamento di deodorizzazione per la neutralizzazione chimica dei principali composti presenti nel flusso gassoso.
I rifiuti prodotti dai pretrattamenti sono destinati prevalentemente a termovalorizzazione, mentre le sabbie vengono sottoposte ad un ciclo di mlavaggio e sono conferite a centri per il recupero e riutilizzo come mcomponenti delle coperture stradali.
A valle dei pretrattamenti, il liquame passa al trattamento biologico a fanghi attivi, con rimozione della sostanza organica, dell'azoto e del fosforo, attraverso 4 moduli ognuno di 8 linee (32 in totale), ciascuna delle quali è composta da un bacino di denitrificazione, una vasca di ossidazione/nitrificazione e un sedimentatore finale.
Tale sezione, che è di fatto la più significativa del sistema depurativo, è oggetto di un costante monitoraggio e di numerose ispezioni nelle varie fasi di processo, effettuate sia attraverso campionamenti istantanei, seguiti da analisi di laboratorio, sia online per mezzo di svariate sonde e misuratori di tipo chimico-fisico.
Alla fase a fanghi attivi seguono poi i trattamenti terziari con:
- filtrazione a sabbia (20 celle in totale) che trattiene anche le più piccole impurità solide residue e durante la quale si procede con l'eventuale rimozione chimica del fosforo attraverso il dosaggio controllato di cloruro ferrico;
- disinfezione finale con acido peracetico, prima della restituzione alle varie rogge e canali a valle dell'impianto, principalmente Roggia Vettabbia e Cavo Redefossi.
Inutile dire che l'acqua in uscita risponde pienamente alle normative vigenti italiane e dell'Unione Europea, e pur non essendo potabile è sicura al contatto e perfettamente idonea all'uso agricolo oltre che alla restituzione ai corpi idrici superficiali. Il controllo giornaliero della qualità delle acque avviene presso mil laboratorio accreditato interno. Inoltre, sono previste quotidianamente verifiche di carattere chimico-fisico e batteriologico su campioni di liquame e di fanghi prelevati in punti nodali dell'impianto.
Ciò si somma, come già detto, al controllo on line in tempo reale del processo.
Parallelamente al lavoro operato sulla parte di acque reflue, come per ogni depuratore, anche per Nosedo è necessario gestire una linea fanghi, atta all'estrazione quotidiana del fango in eccesso (fango di supero) che si genera in continuazione dalle fasi biologiche.
Il fango, estratto dai sedimentatori secondari, viene inviato a tale linea con le fasi di ispessimento a gravità, stabilizzazione aerobica, disidratazione ed infine essiccamento termico.
Il fango prodotto dalla disidratazione ha una percentuale di secco pari al 22-24% e viene recuperato come ammendante in agricoltura.
La quota derivante dall'ultima fase di essiccamento termico, con tenore di siccità pari al 90%, permette il recupero energetico come combustibile in cementifici autorizzati.
ECONOMIA CIRCOLARE E NET ZERO
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Viceversa, nella depurazione delle acque reflue, attraverso metodologie intelligenti e investimenti mirati, si può ottenere il ricircolo praticamente totale della materia trattata con impatto zero sia per l'ambiente che in termini energetici. Nel seguito, viene descritto quale esempio l'impianto di Nosedo a servizio della Città di Milano.
L'IMPIANTO DI NOSEDO
Alla fine degli anni '90, Milano non disponeva ancora di un sistema di depurazione efficiente.
Le pressioni dell'allora Comunità Europea portarono alla nomina del sindaco Albertini quale Commissario Straordinario e all'avvio dei tre depuratori cittadini: Nosedo, San Rocco (Milano Sud) e Peschiera Borromeo. Il progetto complessivo, realizzato tra il 2001 e il 2004 con la formula "Build Operate & Transfer" - prima applicazione italiana nel settore idrico - garantì una capacità di trattamento per oltre 2 milioni di abitanti equivalenti (Tabella).
In particolare, l'impianto di Nosedo - gestito insieme a quello di San Rocco da MM S.p.A. - e prossimo all'Abbazia cistercense di Chiaravalle occupa una superficie di 16 ha immersa in un'area verde di complessivi 40 ha, comprendente anche il Parco della Vettabbia.
La capacità media di trattamento dell'impianto è pari a 5 m3/s in tempo asciutto e fino a 15 m3/s in tempo di pioggia. Il personale è costituito da 40 addetti, dei quali 20 tecnici operativi si alternano su turni a ciclo continuo, garantendo presidio e tempestività d'intervento per 365 giorni all'anno, 24 ore su 24.
Le acque nere, grigie e bianche, provenienti dalla fognatura cittadina centro orientale, sono processate in accordo allo schema a blocchi di Figura 1 nel PDF, con le tappe significative evidenziate in Figura 2 nel PDF.
Inizialmente, si effettuano le operazioni di pretrattamento suddivise in:
- grigliatura grossolana (30 mm) e grigliatura fine (3 mm);
- dissabbiatura per sedimentazione e disoleatura per flottazione.
Il tutto avviene in locali al chiuso dove l'aria captata all'interno, contenente molecole con potenziale impatto odorigeno, è inviata al trattamento di deodorizzazione per la neutralizzazione chimica dei principali composti presenti nel flusso gassoso.
I rifiuti prodotti dai pretrattamenti sono destinati prevalentemente a termovalorizzazione, mentre le sabbie vengono sottoposte ad un ciclo di mlavaggio e sono conferite a centri per il recupero e riutilizzo come mcomponenti delle coperture stradali.
A valle dei pretrattamenti, il liquame passa al trattamento biologico a fanghi attivi, con rimozione della sostanza organica, dell'azoto e del fosforo, attraverso 4 moduli ognuno di 8 linee (32 in totale), ciascuna delle quali è composta da un bacino di denitrificazione, una vasca di ossidazione/nitrificazione e un sedimentatore finale.
Tale sezione, che è di fatto la più significativa del sistema depurativo, è oggetto di un costante monitoraggio e di numerose ispezioni nelle varie fasi di processo, effettuate sia attraverso campionamenti istantanei, seguiti da analisi di laboratorio, sia online per mezzo di svariate sonde e misuratori di tipo chimico-fisico.
Alla fase a fanghi attivi seguono poi i trattamenti terziari con:
- filtrazione a sabbia (20 celle in totale) che trattiene anche le più piccole impurità solide residue e durante la quale si procede con l'eventuale rimozione chimica del fosforo attraverso il dosaggio controllato di cloruro ferrico;
- disinfezione finale con acido peracetico, prima della restituzione alle varie rogge e canali a valle dell'impianto, principalmente Roggia Vettabbia e Cavo Redefossi.
Inutile dire che l'acqua in uscita risponde pienamente alle normative vigenti italiane e dell'Unione Europea, e pur non essendo potabile è sicura al contatto e perfettamente idonea all'uso agricolo oltre che alla restituzione ai corpi idrici superficiali. Il controllo giornaliero della qualità delle acque avviene presso mil laboratorio accreditato interno. Inoltre, sono previste quotidianamente verifiche di carattere chimico-fisico e batteriologico su campioni di liquame e di fanghi prelevati in punti nodali dell'impianto.
Ciò si somma, come già detto, al controllo on line in tempo reale del processo.
Parallelamente al lavoro operato sulla parte di acque reflue, come per ogni depuratore, anche per Nosedo è necessario gestire una linea fanghi, atta all'estrazione quotidiana del fango in eccesso (fango di supero) che si genera in continuazione dalle fasi biologiche.
Il fango, estratto dai sedimentatori secondari, viene inviato a tale linea con le fasi di ispessimento a gravità, stabilizzazione aerobica, disidratazione ed infine essiccamento termico.
Il fango prodotto dalla disidratazione ha una percentuale di secco pari al 22-24% e viene recuperato come ammendante in agricoltura.
La quota derivante dall'ultima fase di essiccamento termico, con tenore di siccità pari al 90%, permette il recupero energetico come combustibile in cementifici autorizzati.
ECONOMIA CIRCOLARE E NET ZERO
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Fonte: La Termotecnica ottobre 2025
- FAST - Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche
- RFID GLOBAL by Softwork
- MASE - Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
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